martedì 23 settembre 2008

Pino Clemente, genio e 'sgretolatezza'

'Tempo Clemente' è la rubrica di Pino Clemente. Pubblichiamo gli articoli: 'Zero in ginnastica alla Scuola italiana della Maria Stella "polare"' e 'Valentina Vezzali: “Bruno-Fede” il Premier non mi tocca!'
Pino Clemente è nato il 9 maggio 1937 a Palermo. La sua laurea in Farmacia e la lunga militanza di giornalista pubblicista, dal 1959, sono state finalizzate alla divulgazione ed alla qualificazione dell’atletica leggera, nonchè al suo inserimento in un contesto culturale assai vasto. Dal 1997 dirige la rivista ‘Corri Sicilia’. Ha pubblicato una notevole ‘biblioteca’ sportiva ed umana. Tra l’altro ha pubblicato: L’atletica leggera (1987), L’atletica è leggera (1988), La scienza e l’arte dell’allenamento, Le scarpette chiodate vol. I (2003), Le scarpette chiodate vol. II (2005). E’ stato docente di atletica leggera presso la Facoltà di Scienze Motorie di Palermo. Pino (come ama essere chiamato, per l'umana semplicità che lo distingue “si porta a spasso i suoi anni con difficoltà e sofferenza perché il 23 giugno 1995 è rimasto incolpevolmente coinvolto in un incidente automobilistico dalle conseguenze disastrose”. Per questa ragione ci siamo presi la 'responsabilità' di definirlo genio e 'sgretolatezza'. Ambedue le doti gli sono state 'assegnate' dalla vita: col genio ci 'combatte', con la 'sgretolatezza' ci convive. Ancor oggi, Pino Clemente, dovunque si trovi, è circondato da libri, riviste, giornali, fumetti, e quant’altro ha a che fare con la carta stampata. Al riordino incessante di tutte queste sue cose provvede con amore la moglie Rita, collaborata dai familiari, dagli assistenti, dagli allievi e dagli amici fedeli. I numerosi e significatici riconoscimenti sono il tributo di una amorevole, incessante attività svolta nello sport, con competenza e lungimiranza ‘universalmente’ riconosciute e apprezzate. Ho tratto la traccia delle note biografiche di Pino Clemente dl volume 'Lo Sport siamo noi', scritto assieme a Vittorio di Simone (Serradifalco Editore). Pino ci ha fatto ora un bran regalo inviandoci alcuni articoli scritti di suo pugno che pubblichiamo molto volentieri. Eccoli. Mimmo Mollica (clicca) 1 2

venerdì 25 aprile 2008

LO SPORT SIAMO NOI

Lo sport siamo noi

Dopo la seconda guerra mondiale, azzerate le strutture del regime fascista, il governo affidava al Ministero della Pubblica Istruzione il compito di organizzare e promuovere l’Educazione fisica nelle scuole. Con D.M. del 18 settembre 1952 iniziava la sua attività l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Roma, con la funzione di formare i nuovi insegnanti della Repubblica italiana. Con la legge 88 del 7 febbraio 1958 l’educazione fisica e sportiva diveniva disciplina obbligatoria, nel nostro sistema scolastico nazionale. La Legge riconosceva pieno valore legale agli Istituti Superiori di Educazione Fisica e ‘pareggiava’ gli ISEF. L’Isef di Palermo otteneva l’auspicato pareggiamento. Successivamente la fase ‘storica’ degli Isef veniva superata e sollevata da una palese anomalia, con l’istituzione della Laurea in Scienze Motorie: avvenuta con l’approvazione della legge n. 127 del 15 maggio 1997. Dal 1943 al 2007 sono passati sessantaquattro anni.

Carmeni il fondatore

La fondazione e l’organizzazione dell’ISEF di Palermo porta i nomi di un gruppo di grandi estimatori e dello sport e del valore vero della formazione universitaria sportiva. Tra i nomi spicca quello del nostro concittadino prof. Filippo Carmeni, assieme a quelli dei ai proff.ri Mimmo Ferrito, Paolo Bevilacqua, Salvatore Mantione, Peppuccio Brandaleone, Enzo Abbate.

Un altro gioiosano benemerito: Dante Martino

Un altro protagonista si affianca al prof. Carmeni e a quel movimento di tecnici ed appassionati dello sport che conquistano referenze ed incarichi internazionali, nelle Federazioni Olimpiche e sportive. Il riferimento è al prof. dott. Dante Martino, assieme al prof. Carmeni il cuore dei pionieri. Nel 1947 lanciarono la Coppa Sicilia, vera Sagra dello sport femminile. Una pagina di storia.
Dante Martino, chirurgo, padre e marito di elevato profilo, sposò una gioiosana e tutt’oggi i figli vivono a Gioiosa e rimane la casa che lui fece costruire per sè e per la famiglia. Un destino ingiusto lo strappo alla vita con un incidente d’auto, mentre tornava a Palermo da Goiosa Marea, lasciando tanto rimpianto e tanti amici costernati e increduli.


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Il Comitato Carmeni a Gioiosa Marea

Questo blog intende supportare l’iniziativa di intitolazione di un luogo pubblico della nostra cittadina al prof. Filippo Fifì Carmeni, oltreché le diverse iniziative che visualizzerete meglio di seguito. Siamo fiduciosi che sarà considerato un piccolo sacrificio da parte nostra (e non altro); un sacrificio, voluto e sentito, ma al contempo una soddisfazione per tutti coloro che hanno manifestato interesse e compiacimento per l’iniziativa. Contributi sull'argomento saranno bene accetti (idee, foto, articoli, etc.). Grazie.

Il Comitato

E’ costituito, in Gioiosa Marea, il Comitato ‘Fifì’ Carmeni’, intitolato al professore Filippo Carmeni, fondatore e direttore dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) di Palermo, docente, educatore ed uomo illuminato, esempio di operosità, rettitudine e conclamata levatura morale.Il Comitato è, in atto, coordinato dal sottoscritto, in qualità di proponente-fondatore. Di esso fanno parte persone fisiche e giuridiche, tra coloro che, avendolo conosciuto e apprezzato, intendono commemorarne e celebrarne la figura e la memoria. Il Comitato ‘Fifì’ Carmeni’ non è un’associazione e non persegue fini di lucro. L’adesione è libera e gratuita. La sede del Comitato è eletta, provvisoriamente in via Umberto I n. 167.

Motivazioni

Il professore Filippo Carmeni, originario di Termini Imerese e residente a Palermo, fu gioiosano di adozione e naturalizzazione, avendo sposato la gioiosana Elena Coletta ma, pure, per avere condiviso la sua vita personale e familiare tra Palermo e Gioiosa Marea, dove aveva eletto il suo domicilio, tornandovi abitualmente nei fine settimana, nei periodi festivi ed estivi. La famiglia del prof. Carmeni tutt’oggi ha casa a Gioiosa Marea e le figlie Tina e Lillì, stimatissime professioniste, coi loro familiari, tornano abitualmente nella nostra cittadina, come già fecero i genitori. A Gioiosa Marea il prof. Carmeni, arrivò ancora giovane insegnante e, in tale qualità, diede subito modo di farsi apprezzare, per le sue innate e non comuni qualità di formatore, educatore ed uomo illuminato e generoso.

L’Isef e Gioiosa Marea

Quando, infatti, decise di fondare l’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) di Palermo, il professor Carmeni, non esitò a mettere al servizio della comunità gioiosana e dell’intero comprensorio il suo ruolo di direttore e docente universitario generoso, concreto ed efficace, diffondendo nel territorio il ‘seme’ che ha fatto germogliare una cultura dello sport come abitudine permanente di vita, come via principale verso una vita sana, dignitosa, intelligente.
In tale contesto culturale e professionale, il professore Carmeni, seppe ‘contaminare’ generazioni di giovani studenti, inducendoli a trovare stimolo e fiducia nello studio, nella cultura e nello sport, nell’insegnamento dell’educazione fisica e dello sport, come professione.

Cultura dello sport, docenti e campioni

Il professore Filippo Carmeni (familiarmente chiamato Fifì) fu, così, punto di riferimento per molti giovani, che scelsero l’Isef di Palermo per la prosecuzione degli studi universitari, conseguendo titoli professionali pienamente spendibili ai fini dell’occupazione. Parimenti, la sua opera e l’esempio sono il seme che ha fatto germogliare a Gioiosa Marea (e non solo) generazioni di docenti, atleti e campioni: tra questi la pluricampionessa Anna Rita Sidoti, allieva del prof. Salvatore Coletta, insigne docente di educazione fisica, preparatore atletico e formatore di comprovati meriti, nipote del prof. Filippo ‘Fifì’ Carmeni e gioiosano purosangue.

Scopi del Comitato

E' negli scopi del Comitato svolgere, in collaborazione con l'Amministrazione comunale e con le persone e gli Enti interessati, attività ed iniziative che permettano di commemorarne e celebrarne la figura e la memoria. Tra l'altro: 1. L’intitolazione, al professore Fifì Carmeni, di un luogo, spazio, monumento, impianto sportivo, sociale e\o culturale, a Gioiosa Marea; 2.L’istituzione di un Premio annuale da destinare a personaggi dello sport, della formazione, della scuola, della cultura, etc., che si siano distinti nei rispettivi settori. Una parte dei riconoscimenti andrà a personaggi che abbiano dato lustro e riscontri a Gioiosa Marea; 3. L’attuazione di iniziative culturali e sportive.Le persone e gli Enti interessati possono liberamente comunicare la loro adesione all’indirizzo email: mimmo@mimmomollica.it
(Gioiosa Marea, 8 gennaio 2008)

L’intitolazione di un luogo

L’intitolazione, al professore Fifì Carmeni, di un luogo, spazio, monumento, impianto sportivo, sociale e\o culturale, in Gioiosa Marea è un gesto condiviso dalle centinaia di concittadini che hanno firmato la richiesta, indirizzata al Sindaco e all’Amministrazione comunale di Gioiosa Marea. Malgrado prosegua la sottoscrizione, per non negare ad alcuno il piacere di aderire, sono state consegnate al Sindaco, dott. Ignazio Spanò, le schede di sottoscrizione già complete ed in nostro possesso. In merito alle altre iniziative previste (sopra riportate) si farà avere notizia, sia attraverso il blog che con altri mezzi di informazione, in maniera tempestiva. Grazie e a presto.

martedì 22 aprile 2008

IL COMUNE DI TERMINI IMERESE ADERISCE ALL’INIZIATIVA

Tante adesioni

Sono già centinaia i cittadini gioiosani (ma non solo) che hanno sottoscritto la loro adesione all’appello per l’intitolazione di un ‘luogo’ del Comune di Gioiosa Marea (ed altre iniziative) al prof. Filippo ‘Fifi’ Carmeni, fondatore dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) di Palermo, docente ed educatore illuminato. Parecchi gioiosani hanno 'aderito a distanza', vivendo altrove.
Come risaputo, il professore Filippo Carmeni era originario di Termini Imerese (PA) e gioiosano di adozione e naturalizzazione, avendo sposato la gioiosana Elena Coletta. Ed è con viva soddisfazione che registriamo l’adesione all’iniziativa del sindaco di Termini Imerese, il quale scrive: “Apprezzo molto l’iniziativa assunta e manifesto, fin d’ora, la disponibilità a far partecipare il nostro comune alle iniziative che intendete programmare. In tale attesa, porgo cordiali saluti".
Enzo Giunta, sindaco di Termini Imerese. La pronta adesione del Sindaco di Termini Imerese, dott. Enzo Giunta, denota grande sensibilità ed elevato senso di responsabilità civica ed istituzionale, come dare voce al tratto umano e culturale 'termitano', volendo testimoniare e trasmettere la serietà e la generosità dell'uomo nato in quel rigoglioso lembo di Sicilia, dove la natura e la Provvidenza sembrano avere reso magnanimo chi vi è nato, al pari dei gioiosani. Con questo desideriamo, doverosamente, ragguagliare i tanti concittadini di Gioiosa Marea che, con spontaneità e affetto hanno aderito all'appello. A tutti voi i più sinceri saluti e ringraziamenti.

Filippo Carmeni: l’autorità e l’autorevolezza (breve biografia)

Filippo Carmeni, diplomato alla Farnesina, allenatore di atletica, arbitro di calcio, coordinatore dell’Ufficio di Educazione Fisica del Provveditorato agli Studi (dal dopoguerra al 1967)e presidente della FIDAL siciliana (Federazione Italiana di Atletica Leggera.


Originario di Termini Imerese, la sua autorevolezza era il risultato congiunto di una competenza multipolare del suo impegno di insegnante serio, che interpretava la lezione come un compito da completare con un puntino esclamativo finale; non erano concessi sconti, pur con dosate pause ed ai meno abili o ai più pigri non era offerta alcuna corsia di svincolo. Carmeni era stato la ‘balia motoria’ di una miriade di allievi. Il suo spessore si verificava nei rispettosi atteggiamenti dei numerosi ex-allievi, poi divenuti eccellenti nei settori professionali più diversi. Ne citiamo soltanto un paio, per ragioni di spazio: l’avv. Salvatore Mario Tessitore, che guiderà alla decisiva fase del pareggiamento il C.d.A. dell’ISEF e il prof. Augusto Rivarola, provveditore e docente di Storia dell’Educazione Fisica negli anni ‘64-’70. Fra i suoi ex-allievi annoveriamo alcuni dei protagonisti della cultura e della politica siciliana: da Salvatore Butera a Paolo Emilio Carapezza, a Roberto Ciuni, a Leoluca Orlando a Mario D’Acquisto.


Il carisma di questo operatore sportivo, che fu pure arbitro di calcio e presidente degli arbitri, era nel suo sapere essere vicino agli allievi ed ai colleghi, conservando un aplomb che mai verrà confuso nei momenti di passione sportiva.
Non si perdeva una partita casalinga del Palermo; parteggiava senza farsene una colpa per il suo Gonzaga e per il Palermo basket, da lui allenato quando giostravano nel campo di Villa Garibaldi Totino Matracia, Giuseppe Campo, Ciccetto Romano, Salatiello e Vittorio Emanuele Orlando (….).
Un esempio di ricerca di ‘centro di gravità permanente’: la parcellazione degli insegnamenti tecnico-pratici, nella versione dei suoi contestatori, era un modo per dividere imperando ed invece ebbe l’effetto positivo di ampliare il corpo docente e di incentivare lo spirito emulativo nella prospettiva del confronto, con possibilità di carriera per più giovani. Il prof. Carmeni spesso ripeteva, assecondato dal presidente Tessitore: “L’Isef di Palermo ha il più bel corpo docenti d’Italia”. Il prof. Carmeni balzò alla notorietà della ribalta televisiva con Campanile Sera, la trasmissione Rai ideata e condotta da Enzo Tortora. In una sfida decisiva era inclusa anche una gara di salto in alto ed i monrealesi (evidentemente non particolarmente forti in tale specialità, ndr) si schierarono con qualche ‘ritocchino’ al regolamento. In quell’occasione il saltatore Bilardello superò il record, che era di uno dei tanti allievi di Carmeni. La cosa divenne polemica. Ma di questo ‘aiuto palermitano’ al Comune di Monreale, città in gara, non sfiorò Carmeni che, lo abbiamo già detto, era depositario di una autorità sconfinata. (Anzi il gesto divenne simpaticamente apprezzato per l’audacia e la lungimiranza , dimostrata e adottata dal prof. Carmeni, nel considerare giovani palermitani e quello monrealesi facenti parte di un’unica comunità scolastico-educativa, ndr).

DANTE MARTINO, GIOIOSANO E DIRIGENTE ANTE LITTERAM



Dante Martino fu figlio adottivo di Gioiosa Marea, avendo sposato una gioiosana ed avere creato qua la sua famiglia e la casa: Martino fu medico chirurgo e delegato regionale CONI ed in tale veste fu considerato un dirigente ante litteram, tra i primi a battersi affinché Palermo avesse uno stadio d’atletica. Egli si diede anima e corpo alla sua impresa di ridare a Palermo una sede per l’atletica leggera, dopo l’assurda distruzione della pista d’atletica dello stadio comunale: vero e proprio attentato alla civiltà sportiva.
La povertà impiantistica di Palermo era stigmatizzata dal Giornale di Sicilia che il 21 dicembre 1950 scriverà: “Mentre dovunque in questo periodo si organizzano e si svolgono gare podistiche, corsa, marcia e campestre, a Palermo, invece, niente; con stupore gli sportivi si chiedono come mai simile assenteismo e abbandono, per un genere di sport (l’atletica leggera, ndr) che è una delle attività basilari. E’ assurdo che una città come Palermo debba rimanere estranea a manifestazioni del genere, e pertanto ci rivolgiamo alla Fidal, che vive un annoso letargo. E’ l’ora di svegliarsi, oppure lasciare il posto ad altri”.
Dante Martino, brava persona e tanto appassionato di sport, aderiva alla protesta della base e nel dicembre 1950 inviava al CONI nazionale di Roma il seguente telegramma: “Nome mio et sportivi Sicilia, elevo energiche proteste et esprimo doloroso rincrescimento mancata definizione pratica Stadio Atletico Palermo, ci piange il cuore leggere attraverso stampa sportiva inaugurazione palestra Napoli et inizio lavori palazzo Sport Bologna stop. Prego fissarmi appuntamento deciso nome Sicilia sportiva, teso ottenere risoluzione immediata nostri impianti sportivi. Saluti, Dante Martino”.


Il completamento dell’opera avveniva con l’intervento del CONI nazionale (nonostante diversa pattuizione col Comune di Palermo) deliberato nel dicembre 1951 dalla Giunta esecutiva del CONI presieduta da Giulio Onesti. La Giunta del CONI deliberava “La costruzione di un prototipo per campi d’esercitazione d’atletica leggera in Palermo.
L’inaugurazione dello Stadio d’atletica avveniva la mattina del 25 aprile 1956 alla presenza del rappresentante del Governo nazionale.
La stadio, paratao a festa, ospitava , dal 23 al 25 aprile, la decima edizione della “coppa Sicilia” la manifestazione ideata nel 1947 dal prof. Filippo Carmeni, per spezare il cerchi di diffidenze verso la pratica sportiva femminile.

A cura di M. Mollica (Di Di Simone- Clemente, Lo sport siamo noi, Serradifalco Editore)

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sabato 23 febbraio 2008

Zero in ginnastica alla Scuola italiana

Tempo Clemente
Zero in ginnastica alla Scuola italiana della Maria Stella "polare"


(Palermo, 20 settembre 2008) - C'é qualcosa di nuovo, anzi d'antico, oggi nel sole della Scuola italiana. Io che sono un nostalgico de “L'aquilone” e non vivo altrove vedo, o meglio leggo della rivoluzione copernicana attuata dalla Ministra Gelmini. C'è qualcosa d'antico: nei ritorni del maestro unico nella prima classe della Primaria, dei voti in sostituzione dei giudizi, del voto in condotta. Altre innovazioni epocali: il maggiore spazio all'educazione civica ed all'educazione stradale e la raccomandazione di frequentare indossando una uniforme sobria, commisurata al ruolo dei discenti. La signora della P.I., di professione avvocatessa, succede in ordine cronologico nella carica più alta del Ministero più pregno di responsabilità per il futuro della Nazione a : Franca Falcucci (1987), Rosa Russo Iervolino(1993) e Letizia Moratti (2003).
Il poker di donne ha impresso il bacio della pantera. La Falcucci ha imposto l'insegnamento dell'Educazione Fisica per classi nelle Medie inferiori: maschi e femmine a correre, saltare e giocare assieme e disordinatamente. Un colpo di mano attuato senza una sperimentazione che di fatto ha ridotto gli insegnanti specifici del 30%, rivelando il primario fine dell'innovazione: togliere fondi alla scuola. "L'ammucchiata" si è allargata alle Superiori, ha risolto in parte i problemi nella formulazione degli orari ma i risultati sono stati disastrosi. I dati approssimativi, reperiti statisticamente nella Sicilia, denunciano che il 70% delle allieve adduce le scuse più varie e durante la lezione fa tappezzeria. L’obesità, il sovrappeso e l'anoressia avanzano e non sono l'eccezione il bullismo al femminile ed altre devianze.
Rosa Russo Iervolino fu trasgressiva: invocò l'educazione sessuale non come leit motiv di tutti gli insegnamenti, bensì come un ambito particolare. S'ironizzò: oggi lezioni di sesso? La novità durò pochi mesi e la Iervolino fu duramente contestata nella finale dei Giochi della Gioventù quando Oscar Luigi Scalfaro, il Presidente benemerito, rampognò la moltitudine che fischiava: hanno aria in testa da far liberare, ed invece i fischi erano stati orchestrati come protesta contro il rovinoso andazzo dell’educazione motoria e sportiva.
Letizia Moratti, mal consigliata, per esigenze di bilancio ventilò di ridurre ad una orina l'Educazione Fisica che il Ministro di sinistra Tullio De Mauro, il predecessore, propose di chiamare Corpi in movimento, denominazione più artistica della tanto obsoleta Ginnastica o Ed. Fisica. Questa era la materia del contendere. Si infiocchettavano le parole, ma poco o nulla si investiva sui contenuti relativi all’operatività nelle palestre e nei campi.


I Monitoraggi nazionali ignorano i test di efficienza motoria

Nel nuovo della Gelmini c'è tutto l'antico di una proposta pedagogica indecente alla Scuola italiana, una offerta che si ostina a nebulizzare l'educazione tramite il movimento. La prova lampante la riscontriamo nei monitoraggi degli osservatori nazionali. Si valutano i risultati degli apprendimenti delle materie serie, le scienze, la matematica, l'italiano e le lingue, ma i test relativi all'efficienza motoria della popolazione scolastica italiana, dall'asilo all'università, sono affidati allo zelo degli insegnanti e restano nei loro cassetti. Quanti sono i professori capaci di somministrare una batteria di semplici test (30 metri di velocità, lungo da fermo, 12 minuti di corsa continua, lanci di palla medica...) e di decodificarli? La Facoltà di Scienze Motorie di Palermo ha presentato dal 2001 al 2008 sette Tesi di ricerca, testando circa 2000 preadolescenti e adolescenti delle scuole di Palermo e provincia. Pesanti, goffi e desistenti queste le stimmate dell’involuzione delle capacità organico-muscolari e coordinative. L'aspetto più allarmante è stato il pareggio tra le scuole inurbate e quelle dei paesi come Altofonte, -un Comune record di azzurri nel mezzofondo tra i quali Antibo- dove qualche anno fa i ragazzi correvano per le stradine di campagna, respiravano aria pulita e non erano stati contagiati dai veleni spacciati capillarmente dal capoluogo ai siti più remoti della provincia.
Il grido del profondo Sud non è dissonante con un'altra proposta della Maria Stella forzista, quella di promuovere corsi di aggiornamento o di riqualificazione a beneficio degli insegnanti del Sud. Le nostre vicissitudini di docenti, nei corsi Sissis (congelati dalla Gelmini per il comparto motorio) ci hanno convinto che il gap esiste. A prescindere dalle causali (la carenza degli impianti, le scuole a rischio, il degrado sociale ) gli insegnanti debbono essere "riprogrammati". Sarebbe troppo pretendere che una Commissione ci chiarisse le modalità, i tempi d'intervento ed i docenti da impegnare? Evidentemente a costo prossimo allo zero per non cadere nella mannaia di Tremonti, che vorrebbe tagliare anche la chioma alla Gelmini.
Nel delirio di idee per ridare fiato alla Scuola ne abbiamo lette e ascoltate di belle e di brutte. C'è chi all'urlo "Via le sedie"! ha segnalato quanto sperimentato da altri: i discenti in piedi, scalzi, ad ascoltare la lezione, leggii a sostituire i banchi e cuscini in gomma piuma sui quali planare quando la stanchezza diventa insostenibile. La postura eretta favorirebbe la concentrazione e l'apprendimento perché i flussi del sangue irrorerebbero maggiormente le vie cerebrali.
Che una cospicua parte degli studenti abbia compiuto il balzo dalle fumatine alle sniffate ed alla pillolomania ammazza neuroni è dato inoppugnabile. Spesseggiano dentro i recinti della scuola e nei pressi gli atti di violenza distruttiva. Quando ci scappa il morto o 1a faccenda hard i sociologi (Alberoni) gli psicologi-psichiatri (Crepet-Andreoli) sono convocati in T .V. ed affondano il bisturi sui malesseri della famiglia e della società. Andreoli, un aggiusta cervelli degli adolescenti, è pervenuto ad una considerazione: la tribù giovanile cova l'aggressività naturale e quella indotta dai modelli sbagliati che i media propagandano. Sarebbe un processo di pedagogia idraulica scaricare questo magma potenzialmente distruttivo nelle attività ginnico sportive, ma di questo mezzo preventivo, la santa fatica muscolare, la scuola non vuole ne può -difettano gli operatori motivati e accorti e le strutture essenziali- farsi carico .
Tutto trova spazio nelle chiacchere e nella carta stampata ma solo una pattuglia di desaparecidos (ci censurano a tutto spiano anche nelle lettere puntualmente inviate ai quotidiani) si ostina a predicare che l’unico mezzo serio per tentare di opporsi al decadimento della gioventù è: l’educazione al movimento ed al sano agonismo prima di ogni altra elucubrazione.

“Una Scuola che prepari alla socialità deve valorizzare l'educazione motoria nei suoi aspetti igienico (la prevenzione delle malattie con il corretto esercizio del movimento) e salutistici
(il mantenimento del dinamismo corporeo).
La civiltà post industriale avanzata sta soffocando l'uomo con i confort e l'aumento delle macchine in senso lato (la robotica) fa diminuire le occasioni di movimento e come effetto perverso crescono l’aterosclerosi, l’infarto e il diabete. Ma la Scuola deve tener conto che
nel 2000 avrà piena espansione la civiltà del tempo libero ed i sociologi prevedono che il destino dell'umanità dipende dal modo in cui l'uomo occuperà il tempo liberato dal lavoro. Spesso alla base della diffusione della droga tra i giovani c'è il non fare costruttivo e la delega del movimento ai personaggi dinamici della televisione. Lo Sport, parte integrante dell'Educazione Fisica, può canalizzare le energie individuali nella realizzazione della personalità schiacciata da una società che tende a ridurre l'individuo a massa. A Scuola si dovrebbe apprendere la cultura di tifare, immedesimandosi nel proprio campione e nella squadra prediletti. Un tifo liberatorio che deve incitare chi può all'imitazione virtuosa, mentre chi è impedito da disturbi vari, dagli acciacchi e dall'età, corre, nuota e gioca per il tramite dei protagonisti delle alte competizioni”. Ho trascritto una delle mie prediche inutili datata trent’anni fa.


La gabbia della Scuola, la carne malata i malacarne
ed una modesta proposta per prevenire

“I nostri figli a quattro cinque anni sono dei potenziali campioni, la scuola ce li restituisce dopo sei otto anni stanchi e disorientati, magari con le spalle curve, la spina dorsale deviata e altri difetti più gravi”

Queste parole, dure e acuminate come certe pietre, furono scagliate da Abdon Pamich, oro nella 50 km. di marcia nell'Olimpiade di Tokio, nel Faccia a faccia moderato da Aldo Falivena nel settembre dell'autunno del 1968 dopo la deludente Olimpiade italiana a Città del Messico. Era presente il prof. Antonio Dal Monte, direttore dell'Istituto di Scienza dello Sport del Coni ed ancora oggi opinionista della T.V. nei massimi eventi. Lo studioso geniale di biomeccanica, sua fra l'altro l'invenzione delle ruote lenticolari che propiziarono il mondiale nell'Ora di Moser, intervenne nel 1989 ad un Convegno organizzato dall'Isef di Palermo nell’aula Maurizio Ascoli al Policlinico. Gli allievi consegnarono al conferenziere un libro, L'atletica leggera, edito dall'Opera Universitaria, che il pensiero di Pamich contestualizzava nel capitolo su Lo Sport nella Scuola. L’uditorio conquistato dalla verve di Dal Monte che, data una sbirciata alla pagina indicata, tacque per almeno un minuto, i suoi occhi azzurri s'incupirono: “Non vorrei che fra vent’anni qualcuno mi recapitasse questo libriccino”! Il prof. si atteggiò ad una postura ingobbita, alludendo al politicone dell'epoca come corresponsabile. Esimio Direttore di tante ricerche che posture dobbiamo imitare per additare alla gogna gli uomini di potere che, da destra a manca, hanno reso ancora più blindata dall'ipomobilità la gabbia scolastica?
Il Coni nel settembre del 1969 tenne a battesimo a Roma la Finale Nazionale dei Giochi della Gioventù che, adattando alla realtà italiana le Spartachiadi della D.D.R., ridestò nei Comuni più piccoli l'interesse per lo sport per le fasce d'età dai 6 ai 18 anni.
Nel giugno del 1969 alle gare provinciali aderirono 6000 Comuni e 500.000 ragazzi. Ottomila furono i partecipanti alla Finale nazionale ospitata in pompa magna dalla capitale.
La partecipazione di base nel 1986 raggiunse la cifra di circa 3.500.000. Un boom dai precedenti nei Ludi Juveniles del Fascismo con la differenza che i G.d.G. non furono imposti. I Sindaci, cinti della fascia del tricolore, inauguravano le finali locali. Nei primi anni le adesioni pullulavano in tal misura da far disperdere la ricerca dei talenti nella moltitudine dei partecipanti. La scintillante rivista Sport Giovane divulgava in tutte le scuole di ogni ordine e grado i principi fondamentali della tecnica delle numerose specialità in programma, le metodologie dell'allenamento, la scienza dello sport, la cultura umanistica che rivalutava i valori della "ginnastica" e dell'agonismo. Nella teca, finemente impaginata, si stagliava il segno di artisti quali Renato Guttuso ed Emilio Greco, di scrittori celebri, citiamo Gianni Brera e Giampaolo Ormezzano per fare torto a tante firme doc. Fiorivano le inchieste sulla funzionalità degli impianti nelle provincie più disastrate. La scenografia delle cerimonie di apertura e di chiusura era griffata da registi famosi e nella Roma augusta si concedeva alla moltitudine dei protagonisti la benedizione papale. Immancabili la presenza delle più alte cariche dello Stato. Non c’era solo l’ampollosità e lo spreco (circa 25 miliardi l’anno) i Giochi assolsero il loro fine proselitistico e il medagliere olimpico si impreziosì dei metalli di Campioni prodotti dai G.d.G., per tutti Gabriella Dorio e Alberto Cova. Nel 1974 il Coni si raccordò ufficialmente con la Scuola e fu l’inizio di una regressione che raggiunse il grado più basso. Nel 1998 alle falde dell'Etna, nell’ultimo atto della vicenda trentennale, i fischi imperversarono e gli operatori più sensibili vollero così ricusare una formula che si sovrapponeva sterilmente alle routinarie attività delle Federazioni. Il plenipotenziario Mario Pescante lasciò ai posteri l'epitaffio: "La nostra battaglia per lo Sport nella Scuola é stata perduta!". Gianni Petrucci, il segretario del Coni dopo Pescante, nel commentare a caldo il non entusiasmante (per noi) numero di medaglie italiane all'Olimpiade di Pechino dirà:"Questo dell'educazione fisica che manca nella Scuola é un alibi che mi porterò fino alla tomba". Evidentemente per giustificare la prevalenza di nazioni come il Giappone, che non relegano l’attività motoria scolastica ad optional o per minimizzare le numerose medaglie conquistate dall’Ucraina, una nazione drammaticamente devastata che non ha mai rinunciato alla formazione integrale dei suoi ragazzi.
Toglieteci tutto e tagliateci tutto (salvi restando, l’orologio dello spot e gli attributi) ma concedete ai fanciulli almeno l’orina giornaliera di attività motoria di base, amministrata da operatori capaci.
I primi dieci anni sono decisivi nella graduale crescita. Nel 1987 il Ministero della P I. tentò di introdurre almeno 60 minuti di educazione motoria alle Elementari. Per esigenze economiche i diplomati Isef furono scartati, il Coni si prestò a varare corsi striminziti per aggiornare i maestri ed i risultati di quell'accomodamento si valutano oggi: i minuti di movimento degli scolari sono come l’araba fenice tranne che in rare oasi. Allo stato dell'arte è una diseducativa ricreazione! Ma dalla prepubertà alla pubertà la Scuola non deve deresponsabilizzarsi, affidando i propri allievi ai Gruppi Sportivi esterni selettivi oppure alle palestre dove, bando alle demonizzazioni, si perseguono finalità di corpi palestrati che suscitano qualche perplessità (i discutibili integratori come iceberg). Non siamo prodiani sfegatati tuttavia rammentiamo che il governo presieduto dal maratoneta aveva assegnato un bonus di 400 euro per ogni ragazzo iscritto ad una palestra. Era anche questo un espediente, ammirevole, per scaricare nel bilancio delle famiglie l’educazione motoria che dovrebbe essere impartita principalmente nella Scuola. Si può abolire l'educazione motoria nelle ultime due classi delle Superiori utilizzando gli uomini e i fondi per attività molto più serie. Una provocazione costruttiva alla Ministra che predica meritocrazia e aborre i favoritismi della Scuola sudista, ma ha razzolato male, guadagnandosi una facilitata abilitazione alla professione sua nel tollerante clima di esami "alla calabrese" nel 2003. L'avvento del maestro unico renderà disponibili, ad impieghi diversi dall'insegnamento, un certo numero di maestri. I mazziati e scontenti potrebbero essere aggiornati da corsi intensivi, e, coordinati da laureati ex Isef e Scienze Motorie, movimenterebbero la giornata scolastica di questi picciriddi destinati a finire - se non si previene anche adottando strategie motorie acconce - o carne malata o malacarne. Nel gergo palermitano di una canzone del compianto Giovanni Alamia: bullacci, mezzi ubriachi e potenziale manovalanza per la criminalità organizzata che non ha confini geografici.
Pino Clemente


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Valentina Vezzali: “Bruno-Fede” il Premier non mi tocca! di Pino Clemente

“mamma Ciccu mi tocca”! – Ciccu un tuccari a picciotta.
“mamma Ciccu mi tocca”! – Ciccu un tuccari a picciotta.
“toccami Ciccu, toccami Ciccu! (dalla farsa di Nofriu)


(Palermo, 20 settembre 2008) - Da Faccia a faccia, la rubrica televisiva di Aldo Falivena (della puntata del séttembre 1968 ne abbiamo parlato bocciando in ginnastica la Scuola della Gelmini) a Porta a Porta il salotto di Vespa, è trascorso un quarantennio. Se analizziamo i temi e i meccanismi d’azione delle due rubriche, comprendiamo tutta la melensaggine e lo svilimento della televisione ai tempi dell’anchorman aquilano. Come Mida Vespa ha la magia di trasformare , con una differenza: lui ha trasformato l’oro olimpico in piombo. Porta a Porta ha ripreso la sua campagna autunnale con Silvio Berlusconi, l’ospite preferito dal sosia di Benito Mussolini. E’ un mio modo di vederlo nella postura statica e dinamica e non alludo minimamente alla sua paternità .
Non sono stato assassino delle mie proprie carni, infatti dopo il Tiggì ho cambiato canale. Disgrazia ha voluto che martedì 16, acquistando il Corriere della Sera anche per l’abbinata con il DVD su la preistoria di Piero e Alberto Angela, ho visto nella bassezza (taglio basso) della prima pagina una foto del Premier e di Valentina Vezzali, beati loro sorridenti, mentre i poveri cristi piangono, e nella didascalia ha scherzato con la Vezzali che gli ha detto: “Da lei mi farei toccare”. Nella foto il Bruno nazionaletivvù (azzurro?) che volta le spalle al duo e si pone la mano come la scimmietta che non vuole vedere, fanno capire anche alla suora della "pipi"(uccellino, Del Piero e la Chiabotto) che la toccata non è di fioretto! Poco dopo le 21 mi sono sintonizzato con Ballarò, dal nome di un rione di Palermo dove si mercanteggia e si sopravvive nel disordine multietnico pericolosamente. Mi hanno sbattuto negli occhi la scenetta: Crozza ci aveva bagnato “il panuzzo”, il Cavaliere era stranito e l’olimpionica del fioretto sgranava gli occhi sognanti. Valentina, ostentando il suo credo con l’ingenuo entusiasmo di una teenager, ha scoperto il fianco ad un doppio senso boccaccesco. L’arma celebrata nel Cyrano, nell’amore e nella morte per Rossana, l’arma dei mille e uno assalti della Gran dama di Jesi si è spuntata.
Dopo la farsa al Quirinale, benedetta da quel galantuomo del Colle, quando Berlusconi silenziò il Presidente Gianni Petrucci asserendo che: le sue preghiere erano state le più ascoltate perché Lui è amato dal 67% degli italiani; ha mandato a casuzza Prodi e sconfitto i comunisti; ha comprato Ronaldinho ma non ha potuto (ne voluto, glielo concedo) comprare gli arbitri e i giudici dell'Olimpiade. Lo sport olimpico è felice, da Rossi alla Vezzali, di fare propaganda politica indecente. Altro che le partite a scopone del Presidente Sandro Pertini con gli azzurri Campioni del Mondo al rientro dalla Spagna (Mondiale ’82)! Valentina Vezzali, che fra 100 anni potrebbe essere proclamata la campionessa del suo secolo, come lo fu Blanker Koen, per noi che la idolatravamo come la guerriera Camilla (morì per la sua Roma che renderà schiava la vittoria, leggere l’Eneide), come Bradamante paladina di Francia, nelle visioni oniriche si sovrappone a Madama Rovenza, una spadaccina-pupa (l'Opra nostra) che era invulnerabile ma aveva un solo punto debole nei dintorni di quella che poi sarà mitizzata come la zona G. La Vezzali è vulnerabile nell'attitudine a mischiare, quando ci sarebbe poco da barzellettare, il sacro dello sport con la politica di parte alla quale “Bruno-Fede” (lapsus freuidiano di Berlusconi in trasmissione) spruzza il peperoncino. Pino Clemente